Spezzatino con piselli

Carne di vitello

La ricetta di questo spezzatino nasce nella cucina della mia infanzia. E’ uno di quei piatti che profumano di ricordi e nostalgia. Questo spezzatino l’ho cucinato insieme al mio adorato papà l’ultima volta che è stato a casa nostra e dopo aver portato in tavola per ben due volte uno spezzatino asciutto e leggermente duro 🙁
Quando rifaccio le sue ricette non sbaglio mai. Lui ama cucinare e sin da quando ho memoria lo ricordo ai fornelli. La sua cucina è rustica e tradizionale, ricca di colori e sapori. Il frigo e la dispensa sempre ben forniti, per far fronte a situazione impreviste come ad esempio riuscire a cucinare una cenetta per gli ospiti inattesi, quelli che bussano alla porta all’ora del tè, ma che non lascia andare via per cena =)
Per lui la cucina è il cuore della casa e ama riunirci attorno al tavolo anche nelle giornate più frenetiche per un pranzo veloce ma stuzzicante. A quanto pare anche le passioni sono ereditarie =)
Sono cresciuta in una famiglia dove il buon cibo è sempre stato al primo posto. E tutte le volte che in cucina percepisco  il profumo del soffritto la mia mente torna indietro nel tempo a quando ancora bambina, osservavo il mio papà che preparava il ragù per condire i ravioli fatti in casa.
Ripenso con nostalgia a quei momenti fatti di dolcezza e tradizione, a quando mi sentivo coccolata e al sicuro, a quando non sentivo il peso delle responsabilità, a quando ero solamente una figlia.
E mentre mio figlio mi osserva mentre cucino, spero che anche lui un giorno troverà nei suoi ricordi questi momenti fatti di passioni e di piccole cose.

Per questo spezzatino ho chiesto al macellaio un taglio tenero, morbido e che rimanesse umido dopo la cottura. Lui mi ha consigliato la parte pregiata del collo, il cosiddetto brutto e buono.

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Spezzatino con piselli
Tempo di cottura 2 ore
Porzioni
4
Ingredienti
Tempo di cottura 2 ore
Porzioni
4
Ingredienti
Istruzioni
  1. Fate soffriggere la cipolla in una pentola dal fondo largo. Aggiungete il pomodoro secco tagliato a pezzettini.
  2. Aggiungete i bocconcini di vitello e fateli rosolare bene da tutte le parti.
  3. Bagnate con il vino e salate leggermente. Lasciate sfumare e aggiungete la passata di pomodoro.
  4. Lasciate cuocere a fuoco lento per circa 1,5 h.
  5. Aggiungete i piselli (nel mio caso surgelati) e lasciate sul fuoco ancora una ventina di minuti. La carne deve essere tenera.
  6. Aggiustate di sale e servite.

Spezzatino morbido

 

piselli

Asilo nido – sì o no?

Asilo nido si o noSono zia di nove splendidi nipoti e quasi tutti hanno frequentato con ottimi benefici l’asilo nido, quindi ho sempre pensato, ancora prima di diventare mamma, che l’asilo nido è una tappa fondamentale nella vita di un bambino, un’esperienza che deve fare.
Ma quando è arrivato il momento di decidere di portare Nicolò all’asilo nido, tutte le mie convinzioni mi hanno abbandonata. Soprattutto perché la mia scelta non era dettata da una necessità lavorativa.
Nove mesi in pancia e altri undici vissuti in simbiosi, sempre insieme, lui ed io. Come facevo a non essere in ansia?
Come potevo pensare di gestire la separazione? Come potevo fidarmi a lasciarlo nelle mani di estranei e  per i quali “amare” il mio bambino era solo “parte del loro lavoro”?
E lui? Si sarebbe sentito abbandonato in un ambiente che non conosceva?
Ho creduto veramente di non riuscire a fare questo passo, e per tanto tempo non l’ho fatto, rimandando la decisione con scuse più o meno convincenti. Fino a quando ho capito, che le mie erano soltanto paure infondate e che quindi dovevo prendere coraggio e iniziare questa nuova avventura.
Dovevo farlo.
Per lui, per aiutarlo a compiere i suoi primi passi nella vita, senza di me.
Per me, per ricominciare a essere anche una donna oltre che una mamma.
Abbiamo iniziato un martedì di novembre, quando Nicolò aveva ormai 11 mesi e mezzo. Secondo me l’età ideale. 
Il primo giorno sono rimasta con lui due ore, a giocare con gli altri bimbi e a familiarizzare con l’ambiente e le educatrici.
Il secondo giorno sono rimasta solo mezz’ora e poi sono andata via. Lui era molto tranquillo.
La crisi è arrivata quando hanno provato a dargli il pranzo! Mi hanno telefonata e sono cors
a a prenderlo. Trovarlo in singhiozzi, mi ha fatto sentire una mamma sbagliata e sono stata male tutto il pomeriggio. Volevo gettare la spugna. Volevo tenerlo al mio petto e coccolarlo per sempre. Volevo rassicurarlo e fargli capire che niente e nessuno ci avrebbe più separati. Mio marito però mi ha incitato a non mollare, a non arrendermi alla prima difficoltà. Ero combattuta. 
Così la mattina seguente siamo tornati “dai bimbi”.
Ma dopo la brutta esperienza del giorno prima abbiamo continuato con un inserimento lento e graduale, rispettando i suoi tempi, soprattutto per aiutarlo a vivere con fiducia e serenità questa nuova avventura.
Per diverse settimane l’ho portato solo qualche ora al mattino.
Qualche crisi di pianto iniziale, c’è stata. Ma poi improvvisamente, quando ancora pensavo che non fosse possibile, è arrivato quel giorno. Quel giorno in cui l’ho lasciato senza che si aggrappasse al mio collo. Quel giorno in cui si è gettato tra le braccia dell’educatrice e mi ha sorriso mentre si allontanava da me. 

Inizialmente avevo paura che si ammalasse spesso. I bambini che vanno all’asilo nido sono sicuramente più esposti ai malanni di stagione. Entrano in contatto con molti bambini e quindi con molti microbi.
Ma anche in questo caso mi sono dovuta ricredere. A parte il raffreddore non ha avuto grossi problemi di salute, nonostante molti dei suoi “amichetti” siano stati colpiti da influenza intestinale e varicella.

Sono passati quattro mesi da quando Nicolò ha iniziato a frequentare l’asilo nido e oggi posso affermare di aver preso la decisione giusta. I bambini di oggi hanno una marcia in più rispetto a quelli delle generazioni passate e hanno bisogno di poter vivere  qualche ora al giorno in un ambiente stimolante, facendo tante attività e stando a contatto con altri bambini. Non farò l’elenco di tutte le cose che ha imparato a fare grazie a questa nuova esperienza, ma permettetemi di affermare che in questi mesi ho visto mio figlio crescere, l’ho visto diventare indipendente, l’ho visto svolgere le sue prima attività manipolative, l’ho visto interagire con altri bambini e l’ho visto affezionarsi alle educatrici
E sapere che lui sta bene anche quando non gli sono accanto mi fa sentire serena.

E per concludere facciamo il punto. I pro, i contro e come scegliere la struttura “giusta”.

I PRO:
la socializzazione – non solo con gli altri bambini (anche se nei primi mesi questo non avviene) ma anche con le educatrici.
la routine regolare – personalmente facevo molta fatica a “dare degli orari”, mentre adesso abbiamo acquisito una serie di abitudini regolari e ordinate che riusciamo a mantenere anche nel weekend o quando Nicolò è a casa.
l’ora della pappa – quando Nicolò va al nido ho iniziato ad avere più fiducia in lui e a non dargli solamente pappe frullate e da qualche settimana mangia anche da solo ^_^
il confronto e il supporto – la Responsabile del nido non è solamente un punto di riferimento per lui ma anche un supporto per me e per le mie ansie =)

I CONTRO:
– la mancanza di un adulto in esclusiva e quindi del rapporto uno a uno – negli asili la figura adulta di riferimento deve essere condivisa con gli altri bambini.
l’esposizione ai virus soprattuto a carico dell’apparato gastrointestinale e respiratorio – ma come vi ho già detto noi in questo caso per ora siamo stati fortunati =)

Scegliete la struttura che più vi da fiducia, non solo quella più comoda, moderna o economica. Personalmente la motivazione principale  che mi ha portata a scegliere il nido per Nicolò è stata vedere il rapporto affettivo tra le educatrici e i bambini, oltre che alle testimonianze positive di tante altre mamme che erano già al terzo figlio. Tra i bambini e le educatrici c’è un vero rapporto affettivo.
Un altro aspetto che amo della struttura che abbiamo scelto è la condivisione delle informazioni, anche tramite invio di foto, video e messaggi “rassicuranti” soprattutto durante l’inserimento. Questo mi ha permesso di verificare come mio figlio si stava adattando.

 

N.B.: Questo post vuole solo essere il racconto della nostra personalissima esperienza e di quella che per noi è stata “la scelta migliore” =)

 

Asilo nido si o no

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Lasagne spinaci e salmone

Le lasagne al forno con spinaci e salmone affumicato sono un’ottima variante da portare in tavola quando siete stanchi di preparare le solite lasagne al ragù.
Oppure come nel mio caso, sono un’ottima ragione quando tuo suocero ti porta a casa ceste di spinaci appena raccolti.
Ho preparato questa lasagna una domenica mattina in tutta fretta e ho usato le lasagne fresche confezionate e la besciamella pronta. Sicuramente con la pasta fatta in casa sono ancora più buone =)

lagne spinaci e salmone affumicato

 

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Lasagna spinaci e salmone
Istruzioni
  1. Pulite e lavate bene gli spinaci e lessateli in abbondante acqua. Scolateli bene e tagliateli a coltello.
  2. Metteteli in una terrina e mischiateli insieme alla ricotta fresca e a una generosa manciata di parmigiano grattugiato. Salate e mescolate.
  3. Preparate la besciamella, oppure utilizzate quella confezionata. Versate un leggero strato di besciamella sul fondo della pirofila, poi cominciate a stratificare le lasagne con il composto di spinaci e ricotta e il salmone fatto a pezzetti. Condite con besciamella e poi continuate fino a esaurimento degli strati.
  4. Spolverizzate l'ultimo stratto con il parmigiano e infornate a 180° per circa 35 minuti.
Recipe Notes

Ho preparato questa lasagna una domenica mattina in tutta fretta e ho usato le lasagne fresche confezionate e la besciamella pronta. Sicuramente con la pasta fatta in casa sono ancora più buone =)

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Caro papà ti scrivo

La lettera di Nicolò per la festa del papà =)

Ciao papy,
nel giorno della festa del papà volevo dirti grazie, perché dal primo istante in cui i nostri occhi si sono incontrati, in quella stanza di ospedale, io ho capito subito che tu eri il mio papà speciale.
Grazie per avermi desiderato così fortemente da cambiare un destino che non ti voleva vedere diventare padre.
Grazie per non esserti mai arreso.
Grazie per aver creduto in me e per avermi dato la forza di aggrapparmi alla vita.
Grazie per tutte le volte che hai accarezzato la pancia di mamma per farmi sentire che tu eri accanto a me.
Grazie per i nove mesi passati a prenderti cura di me e della mamma. Lo so che non è stato facile avere a che fare con i suoi ormoni impazziti 😖.
Grazie papà, per ogni singola mattina quando, all’alba, esci di casa, per non farmi mancare niente.
Grazie papà perchè ogni sera quando torni hai ancora voglia di giocare sul tappeto per poi crollare insieme a me.
Grazie per quelle notti in cui ti sei alzato e mi hai cullato.
Grazie papà per tutti i tuoi abbracci che mi hanno fatto sentire al sicuro e protetto.
Grazie papà per le tue risate quando faccio qualcosa di buffo. Mi piace sentirti ridere. Dovresti farlo più spesso.
Grazie per le ninna nanne un po’ stonate, che mi hai cantato per farmi addormentare. E grazie per avermi tenuto appoggiato al tuo petto dopo che c’eri riuscito.
Grazie papà per essere il mio super eroe, instancabile anche dopo una giornataccia in officina.
Grazie per tutte quelle volte che i tuoi occhi hanno cercato i miei entrando in casa dopo una giornata di lavoro.
Grazie per quella prima notte passata insieme nel lettone solo tu ed io, quando mamma stava male.
Grazie papà per i tuoi baci e per quando mi dai il tuo yogurt 😝.
Grazie per tutte le volte che hai cucinato per me, soprattutto il pesce (che alla mamma non riesce bene 🤫).
Grazie papà per il tuo cuore immenso.
Grazie papà per tutte quelle volte che mi hai fatto sentire un bambino speciale, ma soprattutto grazie per essere così… semplicemente il MIO MERAVIGLIOSO PAPÀ!
Ti voglio bene PAPY 💙

Caro papà ti scrivo

Il quadretto che Nicolò ha regalato al suo papà lo ha realizzato la bravissima Lisa, visitate la sua pagina Facebook =)

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Da adesso in poi – Storie in Cucina

Il blog di Miky è nato nel lontano 2011 per aiutarmi a superare un momento molto difficile della mia vita.
Inizialmente non avevo ben chiaro quello che stavo facendo, sapevo solo che con la Nikon in mano riuscivo a non pensare, e che mi piaceva condividere i miei scatti nel web.
Trovavo stimolante confrontarmi con altri blogger che avevano la mia stessa passione, adoravo guardare le loro fotografie e mi ritrovavo spesso a chiedere consigli.
Nel 2014 ho iniziato ad appassionarmi alla food photography scoprendo anche un amore per la cucina che non sapevo di avere. Così ho iniziato a pasticciare “seriamente” in cucina e a sfornare torte e ciambelle.

Ciambella
In questi anni sono successe molte cose, e grazie al blog ho conosciute tante splendide amiche con le mie stesse passioni. Con loro ho condiviso pezzi di vita virtuale ma anche reale, alcune le ho abbracciate dal vivo e insieme abbiamo fatto progetti. Sono stati anni ricchi di soddisfazioni, soprattutto per chi come me non pensava di poter avere tutte queste opportunità aprendo un blog.

Ma anche se il blog mi dava tanto, ammetto che molto spesso ho avuto la tentazione di chiuderlo.
Così circa un mese fa quando ho deciso di lasciare la redazione di iFood ho pensato che fosse arrivato il momento di chiudere definitivamente questo mio angolo virtuale.
Ma le mie amiche blogger, quelle che in tutti questi anni mi hanno supportata (e sopportato 😜), mi hanno spronata a non farlo, incoraggiandomi ad andare avanti. 
Mi hanno fatto capire che l’opportunità che avevo non era quella di chiudere un capitolo della mia vita, ma di rinnovarlo, di cambiarlo e di dare al blog un volto nuovo.
E così mi sono ritrovata un pomeriggio di febbraio a comprare dominio e hosting, a lavorare a una nuova grafica e a scegliere un nuovo nome. 
E’ stato impegnativo e faticoso, ma oggi li blog di Miky è diventato “Storie in Cucina”.
La scelta del titolo è stata sofferta. Volevo qualcosa che racchiudesse la mia passione per la cucina ma che nello stesso tempo lasciasse spazio ai pensieri, alla mia voglia di raccontarmi, alla necessita di mettere nero su bianco ricordi ed emozioni, e alla mia vita da mamma.
Quindi perché Storie In Cucina?
Perché la cucina è il mio luogo del cuore.
È la stanza della famiglia, delle chiacchiere, dei sogni, dei racconti buffi e delle emozioni.
È un luogo di incontro e di condivisione, dove nascono gesti d’amore.
La cucina non è solo un concentrato di gusti e sapori ma anche di storie e ricordi.
È un viaggio nell’anima.
La cucina per me rimane quel posto caldo e accogliente dove scrivo i miei pensieri mentre nell’aria si sprigiona il profumo della ciambella agli agrumi ancora in forno.

Il Blog di Miky

 

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