Asilo nido – sì o no?

Asilo nido si o noSono zia di nove splendidi nipoti e quasi tutti hanno frequentato con ottimi benefici l’asilo nido, quindi ho sempre pensato, ancora prima di diventare mamma, che l’asilo nido è una tappa fondamentale nella vita di un bambino, un’esperienza che deve fare.
Ma quando è arrivato il momento di decidere di portare Nicolò all’asilo nido, tutte le mie convinzioni mi hanno abbandonata. Soprattutto perché la mia scelta non era dettata da una necessità lavorativa.
Nove mesi in pancia e altri undici vissuti in simbiosi, sempre insieme, lui ed io. Come facevo a non essere in ansia?
Come potevo pensare di gestire la separazione? Come potevo fidarmi a lasciarlo nelle mani di estranei e  per i quali “amare” il mio bambino era solo “parte del loro lavoro”?
E lui? Si sarebbe sentito abbandonato in un ambiente che non conosceva?
Ho creduto veramente di non riuscire a fare questo passo, e per tanto tempo non l’ho fatto, rimandando la decisione con scuse più o meno convincenti. Fino a quando ho capito, che le mie erano soltanto paure infondate e che quindi dovevo prendere coraggio e iniziare questa nuova avventura.
Dovevo farlo.
Per lui, per aiutarlo a compiere i suoi primi passi nella vita, senza di me.
Per me, per ricominciare a essere anche una donna oltre che una mamma.
Abbiamo iniziato un martedì di novembre, quando Nicolò aveva ormai 11 mesi e mezzo. Secondo me l’età ideale. 
Il primo giorno sono rimasta con lui due ore, a giocare con gli altri bimbi e a familiarizzare con l’ambiente e le educatrici.
Il secondo giorno sono rimasta solo mezz’ora e poi sono andata via. Lui era molto tranquillo.
La crisi è arrivata quando hanno provato a dargli il pranzo! Mi hanno telefonata e sono cors
a a prenderlo. Trovarlo in singhiozzi, mi ha fatto sentire una mamma sbagliata e sono stata male tutto il pomeriggio. Volevo gettare la spugna. Volevo tenerlo al mio petto e coccolarlo per sempre. Volevo rassicurarlo e fargli capire che niente e nessuno ci avrebbe più separati. Mio marito però mi ha incitato a non mollare, a non arrendermi alla prima difficoltà. Ero combattuta. 
Così la mattina seguente siamo tornati “dai bimbi”.
Ma dopo la brutta esperienza del giorno prima abbiamo continuato con un inserimento lento e graduale, rispettando i suoi tempi, soprattutto per aiutarlo a vivere con fiducia e serenità questa nuova avventura.
Per diverse settimane l’ho portato solo qualche ora al mattino.
Qualche crisi di pianto iniziale, c’è stata. Ma poi improvvisamente, quando ancora pensavo che non fosse possibile, è arrivato quel giorno. Quel giorno in cui l’ho lasciato senza che si aggrappasse al mio collo. Quel giorno in cui si è gettato tra le braccia dell’educatrice e mi ha sorriso mentre si allontanava da me. 

Inizialmente avevo paura che si ammalasse spesso. I bambini che vanno all’asilo nido sono sicuramente più esposti ai malanni di stagione. Entrano in contatto con molti bambini e quindi con molti microbi.
Ma anche in questo caso mi sono dovuta ricredere. A parte il raffreddore non ha avuto grossi problemi di salute, nonostante molti dei suoi “amichetti” siano stati colpiti da influenza intestinale e varicella.

Sono passati quattro mesi da quando Nicolò ha iniziato a frequentare l’asilo nido e oggi posso affermare di aver preso la decisione giusta. I bambini di oggi hanno una marcia in più rispetto a quelli delle generazioni passate e hanno bisogno di poter vivere  qualche ora al giorno in un ambiente stimolante, facendo tante attività e stando a contatto con altri bambini. Non farò l’elenco di tutte le cose che ha imparato a fare grazie a questa nuova esperienza, ma permettetemi di affermare che in questi mesi ho visto mio figlio crescere, l’ho visto diventare indipendente, l’ho visto svolgere le sue prima attività manipolative, l’ho visto interagire con altri bambini e l’ho visto affezionarsi alle educatrici
E sapere che lui sta bene anche quando non gli sono accanto mi fa sentire serena.

E per concludere facciamo il punto. I pro, i contro e come scegliere la struttura “giusta”.

I PRO:
la socializzazione – non solo con gli altri bambini (anche se nei primi mesi questo non avviene) ma anche con le educatrici.
la routine regolare – personalmente facevo molta fatica a “dare degli orari”, mentre adesso abbiamo acquisito una serie di abitudini regolari e ordinate che riusciamo a mantenere anche nel weekend o quando Nicolò è a casa.
l’ora della pappa – quando Nicolò va al nido ho iniziato ad avere più fiducia in lui e a non dargli solamente pappe frullate e da qualche settimana mangia anche da solo ^_^
il confronto e il supporto – la Responsabile del nido non è solamente un punto di riferimento per lui ma anche un supporto per me e per le mie ansie =)

I CONTRO:
– la mancanza di un adulto in esclusiva e quindi del rapporto uno a uno – negli asili la figura adulta di riferimento deve essere condivisa con gli altri bambini.
l’esposizione ai virus soprattuto a carico dell’apparato gastrointestinale e respiratorio – ma come vi ho già detto noi in questo caso per ora siamo stati fortunati =)

Scegliete la struttura che più vi da fiducia, non solo quella più comoda, moderna o economica. Personalmente la motivazione principale  che mi ha portata a scegliere il nido per Nicolò è stata vedere il rapporto affettivo tra le educatrici e i bambini, oltre che alle testimonianze positive di tante altre mamme che erano già al terzo figlio. Tra i bambini e le educatrici c’è un vero rapporto affettivo.
Un altro aspetto che amo della struttura che abbiamo scelto è la condivisione delle informazioni, anche tramite invio di foto, video e messaggi “rassicuranti” soprattutto durante l’inserimento. Questo mi ha permesso di verificare come mio figlio si stava adattando.

 

N.B.: Questo post vuole solo essere il racconto della nostra personalissima esperienza e di quella che per noi è stata “la scelta migliore” =)

 

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