Allattamento al seno: la mia esperienza


L’allattamento al seno
, è, senza dubbio, una delle esperienze che più ho amato della maternità.

Ho allattato Nicolò per quindici mesi, e se non si fosse staccato lui, molto probabilmente sarei andata avanti ancora un po’.
Durante la gravidanza ero così preoccupata di arrivare al termine, che non pensavo a cosa sarebbe successo dopo il parto. Pensavo all’allattamento come a un processo naturale e non sentivo il bisogno di informarmi per come farlo al meglio. Una cosa però la sapevo, desideravo allattare, desideravo farlo, per costruire un legame speciale con il mio bambino e perché sapevo che il mio latte gli avrebbe fatto bene.
Ricordo ancora quando me lo hanno messo sul petto la prima volta e lui da subito ha cercato il mio seno timidamente. E’ stato molto emozionante.
L’ospedale San Raffaele di Milano, dove Nicolò è nato, promuove l’allattamento al seno e le ostetriche del reparto sono molto disponibili. Loro mi hanno aiutata tantissimo e sono riuscite a guidarmi verso quella che sarebbe stata un’esperienza bellissima.
Purtroppo però ricordo anche un episodio molto brutto durante il ricovero. Nicolò sembrava non prendere abbastanza peso, così l’ostetrica mi ha invitata ad usare un sondino durante la poppata, per integrarla con il latte formulato. L’uso del sondino serviva a non abituarlo al biberon, in quanto la sua estremità posta accanto al capezzolo gli avrebbe permesso, attaccandosi al seno, di prendere contemporaneamente anche il tubicino e succhiare il latte contenuto nella bottiglietta.
Per me è stata una tragedia perché il tubicino gli è andato in gola e a lui sono venuti i conati.
Mi sono sentita una pessima madre, ho avuto paura di soffocarlo e non ho voluto più provare nonostante le insistenze delle ostetriche. Ho pianto tanto, ma non mi sono arresa. Così quella notte l’ho tenuto attaccato il più possibile. Volevo che il mio seno fosse sufficiente. Volevo avere fiducia nel mio latte e in me stessa. Non volevo essere dimessa sapendo di dovergli dare l’aggiunta. E così è stato.

Allattare Nicolò per me è stato molto facile. Lui si è attaccato subito e bene e io non ho mai sofferto o provato dolore, anche se ci sono stati giorni difficili, durante i quali ho pensato di smettere, come quando mi costringeva a stare sul divano dieci ore di fila. Per molti mesi non ha avuto orari e questo mi impediva di organizzarmi. Era molto stancante.
Ricordo che in quei giorni volevo mollare, pensavo di non farcela, mi sentivo un ostaggio. E anche le poppate notturne stavano diventando faticose. Non riuscivo a dormire più di tre ore di fila. Dormivo in posizioni scomode e mi svegliavo sempre tutta dolorante. Così durante le vacanze di Natale, quando ormai aveva già un anno, ho provato a staccarlo, ma con scarsi risultati. Lui aveva ancora bisogno di me e del mio seno, e non solo per riuscire ad addormentarsi, ma anche per riaddormentarsi quando si svegliava durante la notte. Mi sono sentita come se lo avessi tradito, cercando di togliergli qualcosa di cui aveva ancora bisogno. E così siamo andati avanti, ignorando “i commenti poco costruttivi” di amici e parenti.

Ho allattato ovunque, anche in Chiesa (dietro l’altare) durante il suo battesimo.

Non l’ho mai abituato al biberon, non ha mai preso il ciuccio e se devo essere sincera, ci sono stati momenti in cui mi sono pentita di questa scelta. Soprattutto quando sono stata male e dovevo prendere dei farmaci. Farmaci che non ho preso, perché incompatibili con l’allattamento, e il mio seno era la sua unica fonte di nutrimento. Così quelle poche volte che gli ho proposto il biberon lo ha rifiutato. A quindici mesi, dopo uno svezzamento naturale, è passato direttamente dal seno alla tazza di latte con i biscotti.

L’allattamento prolungato è stato faticoso, ma è stato anche un’ancora di salvezza nei momenti di crisi. Il mio seno lo ha calmato quando il mio abbraccio non ci riusciva. Il mio seno ci ha salvati da pianti disperati e indecifrabili. Il mio seno mi ha fatto sentire una donna speciale e ha dato pienezza al mio ruolo di madre.
E quando mio foglio non ha più cercato il mio seno, mi sono sentita sollevata ma anche triste.
Sapevo che mi sarebbero mancati terribilmente quei momenti solo nostri e il suo modo di cercarmi.
Allattare Nicolò mi ha reso felice, è stata una delle cose migliori di sempre e si è conclusa, ma non dimenticherò mai quegli occhi che mi guardano felici durante la poppata, mentre un piccolo sorriso si fa strada sul suo viso.

Questo post lo scrivo per me, per ricordarmi quanto è stato bello allattare mio figlio. Non giudico le mamme che fanno scelte diverse dalle mie e il fatto che io abbia allattato mio figlio non mi rende sicuramente migliore di un’altra mamma. Ogni caso ha le sue caratteristiche e le sue difficoltà, e ogni donna dovrebbe sempre poter agire seguendo il suo istinto di madre, sbarazzandosi del giudizio degli altri.

Comunque ricordatevi che se avete bisogno, sul sito della La Leche League potete trovare risposte ai vostri dubbi e anche ricevere il sostegno di una consulente di zona.

Photo credits

Ciambella al limone

merenda
I giorni scorrono improvvisamente lenti, il caldo è arrivato prepotente e con lui l’umidità che ti si appiccica addosso. Quanto odio questa stagione da passare senza una finestra vista mare. 

La mia estate ha bisogno di nuovi ricordi, di quelli che nascono sulla spiaggia e che profumano di salsedine.
Ho voglia di sentire la brezza marina sul viso.

Ho voglia di sentire il fruscio dei piedi che sprofondano nella sabbia.
Ho voglia di lasciare per un momento il peso delle responsabilità per tuffarmi nel blu della mia isola, nei suoi sapori e nei suoi colori. 

Questo è il periodo dell’anno in chi sento maggiormente la mancanza della mia terra.
Non è sempre facile per me vivere in un posto che non mi appartiene, che sento “lontano” dal mio modo di essere, ma ho imparato a chiamare “casa” qualunque luogo in cui ci sono io assieme alle persone che amo. 

I biglietti per le vacanze li abbiamo già, e spero che questo lungo mese e mezzo che ci separa passi i fretta.
Intanto faccio il pieno di libri da portami dietro e ignorando ancora una volta il caldo umido di questa “città” accendo il forno, perché il profumo del limone è qualcosa a cui non so rinunciare.

 

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Ciambella al limone
Dolce soffice e profumato, ideale per la colazione e la merenda.
Tempo di preparazione 5 minuti
Tempo di cottura 40/45 minuti
Porzioni
12 fette
Ingredienti
Tempo di preparazione 5 minuti
Tempo di cottura 40/45 minuti
Porzioni
12 fette
Ingredienti
Istruzioni
  1. Preriscaldate il forno a 190° statico e ungete e infarinate lo stampo della ciambella.
  2. Nella ciotola della planetaria lavorate le uova con lo zucchero e un pizzico di sale, e montate fino a ottenere un composto chiaro e spumoso.
  3. Aggiungete l'acqua, il succo di limone e la scorza, l'olio di semi, la farina setacciata e il lievito. Mescolate fino a ottenere un impasto omogeneo.
  4. Trasferite l'impasto nello stampo e fate cuocere per 40 minuti a 190° in forno statico. Fate sempre la prova stecchino. A cottura ultimata, togliete dal forno e lasciate riposare.

dolci da colazione

Igiene orale nei bambini

Spazzolare dentiLo ammetto, ero assolutamente ignorante in materia, sottovalutavo il “problema” e ho iniziato a far lavare i denti a Nicolò abbastanza tardi (aveva circa 10 mesi).
Ignoravo che una corretta igiene orale è essenziale fin da quando i bambini sono piccoli e che può portare alla formazione di carie e gengiviti.
C’è chi dice che bisogna farlo intorno all’anno di età e chi si raccomanda di iniziare a curare l’igiene orale quando spunta il primo dentino.
Io ho iniziato a farlo appena sono stata “rimproverata” dalla pediatra 😅.

Per fortuna non gli ho mai dato bevande zuccherate come camomille o tisane varie, anche se questo non giustifica il mio comportamento.
Ho iniziato con uno spazzolino comprato in farmacia, con le setole morbide e con pochissimo dentifricio adatto ai bambini, sempre acquistato in farmacia.
Inizialmente glieli spazzolavo io molto delicatamente, poi lasciavo che fosse lui a farlo per qualche minuto, anche perché non aspettava altro, per lui era ed è ancora un bel gioco.

Oggi che di mesi ne ha diciotto, lavare i dentini continua a essere una buona abitudine, ma difficilmente si fa aiutare. Quindi mi ritrovo, da una parte contenta per la sua voglia di autonomia, ma dall’altra parte preoccupata che da solo non riesca a lavarseli correttamente. Ogni tanto riesco a completare lo spazzolamento, ma purtroppo non sempre se lo lascia fare.
E finalmente, da quanto sta sullo sgabello, condividiamo questa buona abitudine lavandoci i denti rigorosamente insieme, e ci piace molto 😊, e poi sono convinta che sia di buon esempio =)

Per approfondimenti vi consiglio di leggere il post della mia amica Alessandra d’Agostino scritto in collaborazione con la Dott.ssa Iride De Florio specializzata in Odontoiatria Infantile.

Lavare i denti

Plumcake alla banana e gocce di cioccolato

Banana bread
E’ domenica mattina. Siamo nel lettone ancora un pò assonnati. Nicolò, che si è appena svegliato, comincia a saltarci addosso. Vuole la sua dose mattutina di coccole, baci e abbracci.
Fuori il tempo è un pò incerto, ma noi decidiamo ugualmente di andare a fare colazione al lago. In meno di mezz’ora siamo tutti e tre pronti. Adoro uscire con i miei “uomini”.
Arriviamo in un posto molto carino e immerso nella natura.
Cappuccino e cornetto per entrambi. Nicolò che ha già fatto colazione a casa, pretende un pezzo di croissant =)

Dopo la colazione decidiamo di fare una passeggiata lungo il lago. Quanto mi piace tutto questo.
Tuffarmi in un angolo di pace e respirare a pieni polmoni. Sentire i raggi del sole che mi accarezzano il viso, vedere i sorrisi complici di mio marito e mio figlio e ascoltare le loro voci felici mentre osservano le anatre. Per troppo tempo ho desiderato questa serenità. 

Mentre passeggiamo ci fermiamo a guardare un cigno che cova tra i canneti. Il Comandante del battello, che passa proprio in quel momento, ci fa sapere (indirettamente) che coverà per circa un mese e che per tutto il tempo il maschio farà la guardia al nido.
Ho letto da qualche parte che i cigni formano coppie che poi restano unite tutta la vita. La natura sa davvero essere straordinariamente romantica.

Mentre torniamo a casa, guardo mio marito e mio figlio e mi rendo conto di quanto sono felice e fortunata. Amo le nostre domeniche calme e lente. Amo il nostro quotidiano. Amo quando siamo solo noi. La felicità sta davvero nelle piccole cose e io voglio assaporare lentamente tutto questo ancora un pò, prima di ritornare alla vita frenetica di tutti i giorni.

Ma la felicità per me è anche il profumo del dolce in forno =)
Era già da un pò di tempo che cercavo la ricetta del plumcake alla banana e gocce di cioccolato. Poi mi sono ricordata del mio caro e vecchio libro “California Bakery” e mi sono messa subito all’opera.

Inutile dirvi che il plumcake in questione è finito ancora prima che si raffreddasse =)

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Plumcake banana e gocce di cioccolato
Ricetta di "California Bakery"
Istruzioni
  1. In una ciotola amalgamate con una forchetta il latte, l'uovo e la vaniglia.
  2. In un'altra ciottola capiente, mescolate con un cucchiaio la farina, lo zucchero, il lievito e il sale. Poi incorporate il burro freddo a cubetti.
  3. Unite i due composti e aggiungete le gocce di cioccolato e la banana bagnata con il succo di limone.
  4. Versate l'impasto nello stampo da plumcake e cuocete in forno già caldo a 180°C per circa mezz'ora. Fate la prova stecchino e fate raffreddare.

 

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Inconsapevolmente mamma canguro

Crescere dei figli ad alto contatto significa viziarli, oppure aiutarli a diventare autonomi e sicuri di sé?

bed-sharing

Sue Gerhardt (psicologa) diceva “Essere tenuto tra le braccia con amore è il più grande stimolo allo sviluppo… nelle braccia della madre o del padre, dove c’è calore si è al sicuro, i muscoli si rilassano ed il respiro si fa più profondo, nello stesso modo accarezzare dolcemente e cullare lievemente scioglie le tensioni. La frequenza cardiaca del bambino si sincronizza con quella della mamma: se lei è rilassata e in armonia, lo sarà anche il bambino. Il sistema nervoso autonomo della madre comunica con il sistema nervoso del bambino, calmandolo attraverso il tatto.”

Prima di diventare mamma non sapevo assolutamente niente dei genitori ad alto contatto. Anzi, molto probabilmente se ne avessi sentito parlare, li avrei considerati esagerati.
Ma chi sono i genitori ad alto contatto?
Se come me non lo sapevate ve lo dico subito. I genitori ad alto contatto sono quei genitori che scelgono un metodo educativo basato su uno stretto legame corporeo con il neonato. Come per esempio portare il bambino in fascia, allattarlo a richiesta, condividere con lui il sonno (co-sleeping e bed-sharing).
Quindi… ebbene sì posso affermare che inconsapevolmente sono diventata una mamma canguro, ovvero una mamma ad alto contatto. Inconsapevolmente, perché non ho scelto di diventarlo, è stato un processo naturale, iniziato subito dopo il parto con lo skin to skin (il contatto pelle a pelle subito dopo la nascita) e facilitato successivamente dalla scelta del sonno condiviso e dell’allattamento al seno. Infatti averlo accanto nel letto mi permetteva di continuare a dormire quando lui si svegliava per la poppata (anche se per i primi mesi, per paura di fargli male, ho preferito alzarmi).
È stata una scelta voluta anche da mio marito e Nicolò che di mesi adesso ne ha quasi 17 e il seno non lo prende più, dorme ancora con noi. L’unico rimpianto che ho è quello di aver comprato un bellissimo lettino rimasto inutilizzato, tranne per qualche breve riposino diurno.

Ho scelto l’allattamento a richiesta. Esclusivo per i primi sei mesi. E ho continuato ad allattare a richiesta fino a quando è stato lui (a quasi 15 mesi) a staccarsi. È stata una bellissima esperienza a cui mi piacerebbe dedicare un post a parte.

Tenerlo in braccio, allattarlo, abbracciarlo, coccolarlo, tenerlo sul petto mentre dormiva, sono sempre stati tutti gesti istintivi e che continuo a scegliere.
Anche adesso che mio figlio ha 17 mesi io continuo ad evitare un approccio basato sul “rigore”. Preferisco ascoltare le sue richieste e assecondare i suoi bisogni.

Questo “approccio”, come accennato sopra, qualcuno lo definisce un metodo educativo, ma io non sono d’accordo. Io la considero un’evoluzione naturale, una risposta a una necessità. Almeno nel nostro caso, perché mio figlio ha ancora tanto bisogno di essere contenuto in un abbraccio, di addormentarsi sul mio petto e di sentire il nostro respiro mentre dorme.
Perché dovrei togliergli tutto questo?

Non ci sono formule preconfezionate e ogni genitore dovrebbe essere libero di fare ciò che ritiene sia più giusto. Ecco perché ho scelto di non ascoltare nessuno, ma di seguire mio istinto di mamma. Ecco perché non ho mai ascoltato i consigli di chi mi diceva di non prenderlo subito in braccio quando iniziava a piangere, o di chi mi consigliava di non addormentarlo tenendolo in braccio o dandogli il seno. E mi sono tenuta alla larga anche da chi mi voleva imporre di allattare a orari prestabiliti.
Ho fatto di testa mia, ignorando le critiche di chi pensa (tutt’ora) che lo sto(stiamo) viziando.
Il suo posto è ancora qui, tra le mie braccia, per un sonno fuori orario, per un momento di tenerezza o per una coccola. Perché so che un domani mi mancherà il bambino che correva a rifugiarsi proprio qui… qui dove batte il cuore.

Non c’è una scelta giusta per forza, ma diverse soluzioni da sperimentare e noi, almeno per ora, seguendo solo il nostro istinto e il nostro amore, senza regole, abbiamo trovato il giusto equilibrio per la nostra famiglia.

co-sleeping

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